“Ho molte foto a riguardo, per fortuna. Bellissimi ricordi che mi entusiasmano ancora oggi. Dentro quel container c’era il macchinario che faceva le borse di carta e che al tempo, in Italia, ancora si conosceva poco”

Ore 06.00, 1 febbraio 1990: arriva il bilico con il primo macchinario. Direttamente da Los Angeles

Il camion fa molta fatica nel fare manovra, data la strettoia del viale: in retromarcia, prima di riuscire ad entrare nel capannone dietro casa dei miei genitori, dove abitavo, aveva bloccato la strada per almeno venti minuti. 

Vedere un autoarticolato in una mia proprietà, impegnare una strada pubblica per un futuro progetto industriale mi dava emozioni fortissime: mi pareva di essere già nel pieno di affari internazionali. Con questo macchinario che arrivava dritto dalla California era come se fossi dentro a un film. 

Bellissimi ricordi che mi entusiasmano ancora oggi. Dentro quel container c’era il macchinario che faceva le borse di carta e che al tempo, in Italia, ancora si conosceva poco.

Finalmente il bilico si ferma nel cortile davanti al piccolo capannone e siamo pronti per le manovre di scarico! Per aiutarci nella faticosa operazione avevamo chiamato un amico proprietario di un consorzio poco distante da casa.

Si aprono i portelli e il nostro entusiasmo (mio e dei miei due fratelli) raggiunge il culmine: il macchinario si presenta smontato, privo di qualsiasi libretto di istruzioni per il montaggio, vecchio di 40 anni e arrugginito a dovere poiché evidentemente era fermo da parecchio. È anche pieno di polvere. Praticamente un vero ferro vecchio. 

Peraltro possiede dei motori elettrici con alimentazione differente perché, appunto, proveniente dagli Usa. Tutte eventualità che non avevamo nemmeno considerato poiché l’emozione e l’entusiasmo di possedere una tecnologia che produceva realmente qualcosa sovrastava ogni cosa. 

Mi sentivo nel mio habitat naturale, finalmente la mia essenza più pura poteva esprimersi appieno.

Ricordo che una volta finite le operazioni di scarico chiedemmo al signore del consorzio quanto gli avremmo dovuto corrispondere per il lavoro e il tempo dedicatoci. La sua risposta fu semplicemente: “Niente ragazzi, niente, solo tanti, tanti auguri!”. 

Tanto gli avevamo fatto pena che si era come vergognato di chiederci dei soldi per la prestazione. Ma noi avevamo il fuoco interiore, la gioia folle, la voglia di vincere. 

Una volta smontato e messo tutto giù tornammo con i piedi per terra: “e adesso da dove cominciamo?”.

La nostra storia inizia qui. Abbiamo preso in mano la situazione, pulito pezzo per pezzo, riallineato pian pianino tutto e in tre mesi la macchina ha iniziato a funzionare. Potevamo produrre i primordiali shopper di carta in un unico formato e con la possibilità di fare la stampa di un colore su un solo lato.

Una vittoria che sapeva di rivincita. Una grande impresa nella quale l’impossibile è diventato una concreta realtà, grazie a un desiderio ardente e a una incrollabile determinazione.